Parole che scuotono la coscienza e consentono di interrogarsi sul senso della propria esistenza e del proprio rapporto con il mondo e con l'Altro. Si tratta di esistere, vivere o abitare? Parte da questa domanda la riflessione del filosofo Silvano Petrosino, attorno a quelle che lui chiama provocatoriamente le distrazioni del mondo. Un percorso intenso, alla scoperta delle dimensioni più autentiche dell'umano nella frenesia dei nostri tempi, e sollecitato dalle parole scandite sulle terrazze del Duomo da Mario Delpini, in occasione del festival Soul, quando l'Arcivescovo di Milano ha formulato una sorta di manuale della resistenza. Gli fa eco Petrosino che guida il lettore a riconoscere che c'è uno spazio vitale che tutti ci accomuna, nel quale la relazione verso l'altro è una forza primordiale, spinta dall'appetito e dalla lotta per la sopravvivenza, senza aprirsi veramente all'altro. Eppure, a un certo punto accade qualcosa che ci permette di sfuggire alle distrazioni del mondo, riconoscendo che c'è dell'altro, un oltre al di là del proprio mondo. Ne deriva un sussulto, nutrito dal desiderio. Lo stesso provato da Mosè di fronte al roveto ardente.