Di fronte al genocidio del popolo palestinese, l'Occidente risponde con un silenzio assordante, una paralisi etica che investe anche i luoghi della cura e della psicoanalisi. In Canta Palestina!, Silvia Lippi rompe questo silenzio e interroga l'inconscio di fronte alla tragedia di Gaza. Attraverso un fitto dialogo che intreccia la clinica lacaniana, la filosofia di Deleuze, la testimonianza di Primo Levi, la poesia palestinese e la canzone napoletana, la psicoanalista scava nelle pieghe della nostra indifferenza. Il saggio ci inchioda a una distinzione fondamentale: se la colpa immobilizza o distrugge, è solo attraverso la vergogna, intesa come moto intimo e politico, che possiamo ritrovare la dignità di agire e resistere.