È ancora possibile pensare, insegnare, apprendere senza essere filtrati da algoritmi, metriche e ideologie? È ancora lecito interrogare il potere - anche quello che si veste da sapere - senza essere marginalizzati, resi irrilevanti? Questo saggio nasce da un'inquietudine: la percezione che lo spazio per un sapere veramente libero si stia restringendo. E nasce anche da un'ipotesi: che l'università, lungi dall'essere un santuario del pensiero, stia diventando strumento di assimilazione del dissenso.