Francesco Jori - tra le voci più autorevoli e rigorose del giornalismo italiano, acuto osservatore delle dinamiche sociali - indaga la metamorfosi dell'informazione in venefica deformazione. Partendo dal fulmineo caso editoriale e politico di Roberto Vannacci, analizzato non solo come fenomeno di costume ma come sintomo di un'involuzione linguistica e culturale, l'autore ricostruisce la genealogia di una società sempre più spaventata e ostaggio di una narrazione ansiogena. Il volume attraversa le tappe della mc-donaldizzazione della stampa e della televisione, laddove la ricerca della verità è stata sostituita dalla logica della notizia-spettacolo, orfana di cause e conseguenze. Con una prosa densa di richiami letterari e sociologici - da Marshall McLuhan a Italo Calvino, da Leo Longanesi a Norberto Bobbio - Jori delinea il profilo di un'Italia al contrario, dove il dibattito pubblico è degradato in hate speech e rissa mediatica. Quest'opera si pone come un lucido apologo sull'onestà e uno strumento di resistenza intellettuale per chi intende ancora il giornalismo come manutenzione della democrazia. Un saggio critico necessario per decifrare il magmatico presente e restituire dignità al rapporto tra istituzioni, media e cittadini.