Nell'era dello scrolling coatto e della bulimia digitale, l'atto del vedere ha perso ogni innocenza. Politiche del visuale si colloca con forza ai margini dei modelli pedagogici tradizionali per smantellare l'illusione di un'istruzione asservita al paradigma obbedisci-produci-consuma. David Bianco firma un'indagine di rottura che intreccia critica della società dell'immagine, sociologia radicale e fisica quantistica. Rifiutando la dittatura del metodo e l'iper-medicalizzazione delle relazioni, l'autore assume la fisica dei quanta - universo fatto di probabilità e interazioni, non di mattoni isolati - come paradigma per ridefinire la pedagogia: non più norma e asimmetria di potere, ma rete flessibile, esperienza ed esercizio del dubbio. Dall'invisibilità delle immagini in rete alle intuizioni di Morin, Sennett, Illich e Deligny, questo volume smaschera il gioco di specchi della contemporaneità e restituisce al fare scuola la sua carica più autentica e sovversiva: la capacità di insegnare a non obbedire.