Il volume esplora il pensiero di Jankélévitch attraverso le metafore dell'acqua e della notte, immagini di un sapere che elude la rigidità della logica occidentale. Muovendosi tra etica, estetica e musica, l'autore analizza temi come lo charme, il non-so-che e il quasi-niente, che si fondono in una filosofia della fluidità e della temporalità. Etica, estetica e musica s'intrecciano in un racconto filosofico continuo per il quale il senso nasce da quanto è più fragile, effimero, affascinante.