Ennio Carando, filosofo, educatore, primo animatore e organizzatore del CLN della Spezia, poi ispettore nelle Brigate Garibaldi in Piemonte, morì eroicamente il 5 febbraio 1945, ucciso dai fascisti. La sua esperienza, al di fuori di ogni oleografia, ci lascia segni che non si cancellano: una concezione morale della vita che indica una direzione di trascendenza rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e una concezione socratica dell'insegnamento che risveglia le coscienze e conduce, superando le distanze generazionali, alla comunità di docenti e studenti, di adulti e giovani. È una storia di vita che esprime il tratto più alto della stagione resistenziale - l'unità di politica e verità - e invita, nel tempo della riduzione della politica a tecnica ed esercizio del potere, all'aspirazione a non rinunciarvi mai.