Di fronte alle crisi della tarda modernità - populismo, polarizzazione, disuguaglianze, conflitti culturali - molte risposte progressiste, sostiene questo libro, si presentano come liberali nei principi ma finiscono per risultare illiberali nelle pratiche. L'autore definisce questa deriva liberalismo simbolico: un liberalismo normativamente sicuro di sé, che difende diritti e inclusione ma riduce il confronto con visioni morali, religiose e culturali differenti. Il volume muove da una critica interna al liberalismo: non propone il suo superamento, bensì una sua correzione teorica e politica. Attraverso una rilettura del passaggio dal liberalismo classico al liberalismo politico, in dialogo con Rawls, viene messa in luce la tensione tra un liberalismo sottile, fondato su libertà e giustizia, e un liberalismo spesso, incline a universalizzare valori situati. Il contributo principale del libro consiste nella proposta di una sociologia dialogica, capace di tenere insieme pluralismo, giustizia sociale e ragione pubblica, offrendo strumenti teorici per affrontare la polarizzazione senza trasformare l'altro in un nemico, irrazionale e da sopprimere.