Dietro i successi dell'Intelligenza Artificiale che apprende e i persistenti fallimenti di quella che dovrebbe comprendere si celano due spettri teorici. Il primo, più recente, è il fenomeno ancora enigmatico delle capacità emergenti - conversare, ragionare, risolvere problemi - delle macchine che leggono fuori (ex legere). Il secondo, più antico e radicale, è il conoscitivismo: il fantasma primigenio che continua a intralciare il progetto di una macchina chiamata a leggere dentro (intus legere), cioè ad attribuire significato al mondo e a sé stessa. Da millenni la cultura occidentale è dominata dall'illusione che conoscere significhi ricevere, rappresentare o rispecchiare una realtà già data e indipendente dall'osservatore. Attraverso la Cibernetica della Cognizione, questo libro mette sotto esame tale presupposto e propone un'alternativa radicale: la conoscenza non è la copia di un mondo già dato, ma l'attività attraverso cui il soggetto costruisce, organizza e rende significativo il proprio campo di esperienza. Una bussola per orientarsi nell'era digitale e una provocazione filosofica destinata a mettere in discussione il nostro modo di comprendere la comprensione, aprendo la questione decisiva dell'etica: quali valori, responsabilità e forme di convivenza vogliamo mettere in campo per governare la rivoluzione dell'AI.