Un viaggio che ci conduce nell'intrico dell'universo kafkiano, attraverso un'indagine approfondita e appassionata, un po' rilettura critica e un po' analisi psicologica, della sua opera più celebre e, forse, più rappresentativa. L'ambiente ebraico praghese del primo Novecento, la Cabala, la storia familiare (caratterizzata dalla presenza ingombrante del padre) di Kafka, la sua insofferenza verso i valori borghesi e la letteratura vissuta come una missione totalizzante, come unica alternativa alla mediocrità del reale (tanto da indurre l'autore di questo notevolissimo saggio a parlare di esistenzialismo letterario). Questi i principali aspetti che concorrono a definire uno degli scrittori più difficili e più amati del secolo scorso, che nel Processo, più che altrove, rintraccia nel senso di colpa una caratteristica esistenziale dell'uomo novecentesco, l'universale che, al di là dello stratificarsi della struttura sociale, si pone come elemento costitutivo della modernità.