In un mondo ipnotizzato dagli schermi e governato dalla velocità, la poesia appare mostruosa. Con la sua scrittura limpida e radicale, Christian Bobin difende la parola poetica come atto di resistenza contro la barbarie del profitto, del virtuale e dell'efficienza senz'anima. Attraverso l'elogio della poetessa russa Anna Achmatova, martire sotto il regime staliniano, Bobin afferma una poesia che consola, illumina e restituisce senso alla vita.