«Bisogna provvedere che il luogo non soffra da mezzogiorno», scriveva Vitruvio nel De architectura in merito alla costruzione dei teatri. Dalla comodità degli spettatori - o quantomeno non scomodità - dipendeva in parte anche il successo dello spettacolo, quale che fosse. Attenzione al sole cocente, dunque, e al caldo che strema. Per controllare l'afa, i romani si affidavano all'ingegneria: il velarium, copertura per anfiteatri e teatri, era uno degli strumenti utilizzati per difendere gli spettatori dalla canicola. Il problema del caldo a Roma era - ed è - molto sentito. Anticamente si ricorreva a coperture, appunto, e fondamentale era anche la scelta dell'orario. Alcuni degli appuntamenti più attesi dai romani si tenevano solo al mattino e non si spingevano mai oltre mezzogiorno. Nei secoli, poi, sono state adottate tante altre misure, dal ventaglio al parasole, dai barconi lungo il Tevere, dove i romani andavano ad abbronzarsi e soprattutto a farsi vedere, fino a nasoni, gelati, grattachecca e molto altro per trovare delle pause rinfrescanti. Poi, il rito del riposo nelle ore più calde, sorta di siesta ante litteram, e tanto ancora, tra soluzioni di ieri e rimedi di oggi. Il primo studio sui modi utilizzati dai romani per difendersi dall'afa e godersi comunque la città.