Nelle liriche della più grande poetessa francese del XIX secolo si anima un piccolo mondo di sentimenti e di malinconiche suggestioni, eco di dolorose esperienze biografiche. La sua vena, per quanto tenue e un po' crepuscolare, piacque molto a Baudelaire e a Verlaine. Proprio Verlaine ha scritto: «Con voce alta e chiara proclamiamo che Marceline Desbordes-Valmore è semplicemente [...] la sola donna di genio e di talento di questo secolo e di tutti i secoli, in compagnia forse di Saffo e di santa Teresa. [...] Ella non fu soltanto una grande poetessa, ma soprattutto la donna sofferente e passionaria che si sogna, si dona, si riprende».