Roma, 1998. Il futuro è già qui, come lo immaginavano negli anni Trenta. Fatto di ingranaggi, circuiti e ambizione. Nato dall'ingegno di uno scienziato visionario, Zeta Otto non è un semplice automa d'acciaio, ma un prodigio di ingegneria in grado di muoversi, calcolare e provare emozioni. Ma cosa succede quando una macchina acquisisce una coscienza superiore e inizia a interrogarsi sul senso della propria esistenza e sui limiti dell'etica umana? Pubblicato nel 1932 sotto lo pseudonimo di Ciro Kahn, L'uomo di fil di ferro è il capolavoro perduto della fantascienza italiana. Un thriller pionieristico e profetico che, con novant'anni d'anticipo, squarcia il velo sul nostro presente, esplorando l'eterno e pericoloso confine tra uomo, tecnologia e intelligenza artificiale.