«Un'immagine potrebbe simboleggiare la poesia di Leonardo Zanier, è quella che conclude il componimento iniziale Marginalia / Axis mundi questo volume con una allusione ad un rito centrale della tribù australiana degli Arunta (cito dalla traduzione italiana dell'autore): « il loro grande palo di acacia / spostandosi lungo le stagioni / sui loro sentieri segreti / verso un nuovo luogo / o un altro pascolo / lo tenevano vicino / e fermandosi / lo piantavano / e attorno al palo e a loro / si ricreava il mondo / si appoggiava il cielo / si definiva il centro». L'immagine permette di capire come la poesia di Zanier, pur ancorata nel presente, possa anche essere fedele al passato e aprire prospettive verso il futuro. (...) Usmas (Tracce) appare maggiormente come un'opera di sintesi. È probabilmente anche l'opera più strutturata, tutta volta all'essenzialità ed alla concisione. (...) Si capirà allora che la salda fede nel « palo di acacia» dell'inizio, dopo essersi confrontata ai problemi del mondo e dell'individuo, dovrà per forza incarnarsi nella poesia finale in un simbolo più fragile e più personale: quello del calicanto che, portato dalla ticinese Riva San Vitale a Zurigo, diffonde il profumo in tutto il treno. Questo profumo finisce col diventare l'emblema di tutte le Usmas, di tutte le « tracce» che costituiscono il libro: quelle che i saldi valori delle nostre origini ci hanno lasciato (Nô), quelle che l'osservazione degli animali ci permette di scoprire (Nemâi), quelle che la sconfitta dell'intolleranza ci permetterebbe di non più ignorare (Interculturâi), quelle che il mondo in mutamento (In muda) ci può far perdere o riscoprire». Dalla prefazione di Jean-Jacques Marchand.