Questa silloge, uno sguardo maschile che scandaglia e pennella ritratti di donne assumendone totalmente il punto di vista, è dunque uno di quei libri catartici che fanno del sussurro, della preghiera accorata - anche disaccolta, della speranzosa e disperata fuga delle rifugiate dall'orrore, dello stupore che mai si perde, strumenti di resistenza alla disumanante raffica di bora di cui siamo oggi testimoni. (dalla prefazione di Gianni Antonio Palumbo, professore associato di Letteratura italiana - Università degli Studi di Foggia)