«Leggendo un capolavoro come La mano mozza di Blaise Cendrars è impossibile non sentirvi la continuità con opere di Céline come Casse-Pipe» (Michele Mari). Cronaca picaresca, a tinte forti, in parte autobiografica, La mano mozza racconta la vita e la morte di una lurida truppa della Legione straniera durante la Prima guerra mondiale sul fronte della Somme: un manipolo di poveri diavoli pronti a morire per una patria non loro, ma capaci di qualunque bravata e stratagemma pur di sopravvivere in quelle fangose trincee. Tra questi, lo stesso Cendrars, brutale e coraggioso, finché nel settembre del 1915 una raffica di mitragliatrice tedesca gli porta via parte del braccio destro. Cendrars scrive pagine indimenticabili, di impassibile realismo e segreta tenerezza; attraversate, nonostante le atroci sofferenze, da gradi di humour e ironia. Su tutto, il disgusto per una civiltà che stava sabotando i suoi valori trasformandosi in macchina da guerra. Nella versione di Giorgio Caproni, uno dei romanzi più potenti ed estremi sulla Grande guerra, da accostare ai capolavori di Hemingway, Céline, Comisso e Remarque.