Un diplomatico che non poteva varcare le mura di un carcere. Un poeta che piangeva abbracciando uno scrittoio di legno. E un'amicizia nata a distanza, tra lettere, suppliche e piccoli gesti che nella durezza dello Spielberg avevano il peso di atti eroici. Questo libro racconta il legame straordinario tra il Conte Carlo Beraudo di Pralormo - ambasciatore, ministro, uomo di discreto potere - e Silvio Pellico, il prigioniero più celebre del Risorgimento. Attorno a loro, il Piemonte che stava cambiando: il salotto di Palazzo Barolo, Cavour, la Marchesa Giulia, i primi asili, le carceri riformate, un'epidemia da affrontare. Una storia vera, raccontata a due voci - il racconto e il documento - per restituire vita a chi operò nel silenzio, quando fare il bene non faceva rumore.