Dopo aver perso l'udito da bambino, Giulio costruisce il suo modo di stare al mondo affidandosi agli occhi, imparando a leggere volti, movimenti, silenzi. Quando però anche la vista lo tradisce, quell'equilibrio fragile si spezza. Tra incertezze, lavoro, relazioni e la scelta di sottoporsi a un impianto cocleare, prende forma un'esistenza in bilico tra perdita e adattamento. Un racconto intimo e lucido sul rapporto tra corpo e identità, sulla necessità di ridefinirsi quando i propri strumenti smettono di funzionare. Senza retorica, senza eroismi, tagliente, a tratti spietato, con un'ironia senza filtri e una sincerità pungente.