Case che non ho abitato è un'opera di profonda autenticità che interroga il significato dell'abitare in un'epoca di precarietà esistenziale, ambientale e politica. Romina Arena costruisce una mappa poetica dell'assenza che è, paradossalmente, presenza fortissima: la casa che non si è mai abitata diventa il luogo più vero della scrittura. Una scrittura materica e viscerale, capace di trasformare l'ordinario (una vestaglia, una cerata bucata, un avanzo di cena) in reperti di un'antropologia del quotidiano.