Il tema della profanazione del cadavere del nemico nei contesti della violenza politica è profondo, disturbante e ricco di implicazioni antropologiche, storiche, sociologiche, psicologiche e simboliche. Questo volume prende le mosse da una constatazione fondamentale: la profanazione del cadavere del nemico non costituisce una semplice eccedenza emotiva della violenza, né un residuo irrazionale di barbarie destinato a scomparire con il progresso della civiltà. La negazione ontologica del corpo del nemico morto rappresenta piuttosto una pratica politico-sociale costante e intrinsecamente performativa, poiché non rappresenta soltanto un evento, ma partecipa alla sua costruzione. Ogni profanazione è dotata di una propria razionalità, attraverso la quale una sovranità afferma la propria capacità di dominare non soltanto i vivi, ma anche i morti.