Canta e riappare, senza sosta, nella tersa e viva emozione dei versi di Lerro, una grazia dimessa e finemente lunare, un'imbattuta mestizia che sempre medita, con infinita cura, sopra i doni e le macerie del tempo, dell'obliquo suo mare, dei suoi costanti inganni. (dalla Postfazione di Mario Fresa)