Questa silloge si configura come un itinerario poetico di rara intensità, un viaggio che muove dal mito cosmico della creazione per approdare alla riflessione intima sulla finitudine umana e sulla forza della memoria. L'opera si snoda lungo un crinale sottile dove la Sicilia, con i suoi paesaggi abbacinanti e i suoi profumi di zagara e mare, smette di essere semplice geografia per farsi metafisica. I transiti a cui il titolo allude sono i passaggi obbligati dell'esistenza: il mutare delle stagioni, il fluire dei ricordi, il cammino tra le macerie della storia e la risalita verso la luce. Il mare di San Vito, i giacinti del giardino materno e le antiche torri saracene diventano stazioni di una via crucis laica e luminosa, dove l'anima si definisce ribelle, costantemente in bilico tra la nostalgia e la speranza.