«Stefanelli percorre tutto lo spazio che separa il sublime dal grottesco: il primo lo si trova in un certo lirismo che si richiama a Montale e a Zanzotto, poeta a cui si è ampiamente dedicato come studioso; il secondo, il grottesco, anima le parti satiriche sul mondo contemporaneo. Ma le due cifre stilistiche coesistono e si ibridano continuamente: basta pensare all'incipit quasi solenne di Melodramma, Amaro amare a margine, in cui troviamo ripreso anche il titolo della raccolta (la nozione di margine ha oggi innumerevoli rifrazioni politiche ed estetiche), a cui segue subito dell'ovvio che si fa /di mano in mano solido /soldo suono», dove l'ovvio è la comunicazione mainstream, quello che poco oltre viene chiamato «lo spot all'infinito, mistica del remix» (dalla Postfazione di Massimo Fusillo)