Nella poesia di Stefano Dal Bianco, che qui si mostra per la prima volta nell'intero suo percorso, si deposita l'esercizio di un progressivo distacco da una sofferta soggettività, per giungere a una voce paradossalmente impersonale: una voce lirica plausibile nel tempo della fine della lirica, dove conoscenza di sé, percezione del mondo e ascolto della Natura si fanno strumenti di un attraversamento del male di vivere, che conduce definitivamente la poesia italiana fuori dalle ossessioni negative del Novecento. La scrittura a tratti quasi sapienziale di Dal Bianco arriva vicinissima al lettore grazie alle modulazioni di un parlato tanto realistico quanto misteriosamente attraversato dal silenzio: un atto d'amore verso la nostra lingua e la sua secolare tradizione, ma con lo sguardo fermo sull'esperienza quotidiana e sulla vita di tutti. Il volume comprende le raccolte: La bella mano (1991), Stanze del gusto cattivo (1991),Ritorno a Planaval (2001), Prove di libertà (2012), Paradiso (2024), e alcune Poesie disperse e inedite del periodo 2010-2025. Prefazione di Andrea Afribo.