Scritte durante l'esilio danese, le Poesie di Svendborg nascono in un'Europa segnata dall'ascesa del nazismo e dalla guerra imminente. Il celebre drammaturgo tedesco vi porta la propria esperienza di uomo in fuga, ma senza trasformarla in confessione privata: la fame, la paura, la precarietà, il senso di colpa di chi sopravvive diventano materia di una poesia secca, vigile, sempre esposta alla Storia. In questi testi anche i gesti più comuni - mangiare, bere, dormire, amare, guardare la natura - perdono ogni neutralità. La Raccolta Steffin segue lo stesso canovaccio, ma appare più intima: malinconica e caustica, tuttavia è capace anche di aprirsi a paesaggi naturali spettacolari e velati di tristezza, riflesso dello stato d'animo del poeta, costretto a scappare dal suo Paese. Nella traduzione magistrale di Franco Fortini, poeta, critico e tra i più grandi interpreti italiani di Brecht, questa raccolta torna come un classico imprescindibile della poesia europea del Novecento.