La vergogna agisce nell'ombra delle nostre aspirazioni, nei fallimenti che non riusciamo a raccontare, nell'immagine di noi stessi che temiamo di esporre allo sguardo altrui. Nonostante la sua presenza pervasiva, la vergogna trova tuttavia scarso riconoscimento nei principali sistemi diagnostici in uso nella pratica clinica, mentre la riflessione psicopatologica ne coglie soprattutto le conseguenze più evidenti: ansia, depressione, disturbi psicosomatici e, nei casi più estremi, dissociazione del sé. Muovendosi tra psicologia e psicoanalisi - da Freud agli autori contemporanei - il volume ripercorre le principali teorie sulla vergogna e le trasformazioni del suo significato nel pensiero psicologico e in quello psicoanalitico. Da prodotto della civilizzazione e della rinuncia pulsionale a principio regolatore della convivenza umana, fino a divenire indicatore strutturale del rapporto tra ideale dell'Io e sguardo dell'altro, la vergogna emerge come una chiave di lettura capace di illuminare strutture di personalità e configurazioni cliniche apparentemente distanti tra loro. A fare da cornice al volume è il Basic and Continuum-focused Diagnostic Model (BCDM), che non considera la vergogna una semplice conseguenza del disagio psichico, ma una dimensione trasversale del carattere, capace di rendere intellegibile la varietà delle espressioni psicopatologiche. Più che un excursus storico sulla vergogna, questo libro ne mostra la forza interpretativa: una forza silenziosa che attraversa anche le passioni tristi della contemporaneità e lo smarrimento che ne deriva, alimentato da aspettative irrealistiche e ideali spesso distorti. Per chi si occupa di clinica e psicoterapia, per gli studenti e i professionisti della salute mentale, questo testo è un invito a confrontarsi con il problema - immenso e ineludibile - della diagnosi, a rivolgere lo sguardo là dove più raramente si posa: non solo sui sintomi, ma sulle configurazioni affettive e del carattere entro cui i sintomi stessi acquistano senso.