Il saggio di Diego Lanza - posto a base del dialogo con Paolo Naso, Daniele Garrone e Anna Beltrametti (testimone diretta degli anni più fecondi del magistero di Lanza) - nel 2011 non trovò l'attenzione che al solito accompagnava gli scritti dell'A. fin dall'uscita. Coglieva con estrema lucidità i grandi temi che allora si preannunciavano quasi in sordina e che oggi i conflitti mondiali rendono ineludibili. Con la sua analisi dall'apologo delle tre anella, l'A. focalizza le più scottanti questioni di oggi: rapporto tra monoteismo e politeismo, tra relativismo e esclusivismo religioso, tra appartenenza religiosa e appartenenza etnica, tra principio di identità etnica dei popoli e principio di legittimo possesso delle terre; ed esamina poi le ambigue valenze simboliche del mito di Babele. Come leggere oggi quel mito? Condanna divina all'incomunicabilità e a conflitti permanenti o promessa di un pluralismo culturale e religioso sempre rispettoso dell'essenza più profonda della comune sostanza umana? La statua di Ebil-il in copertina, il volto pervaso di profonda pietas, le disadorne mani oranti senza alcun anello (a simboleggiare il primato) è la cifra dell'autentica religio.