Un libro come questo di von Speyr lascia ammirati. La partenza è quasi dimessa, elementare, ma poi l'autrice è in grado di guidare il lettore nei misteri più profondi con la leggerezza di chi quel percorso l'ha già più volte compiuto e assimilato. Ma vi è anche di più: attraverso l'esperienza mistica, von Speyr giunge a intuizioni profondamente vere anche da un punto di vista umano-filosofico. La simbolicità del reale, l'alternanza di velamento e svelamento nella conoscenza, la continuità e la discontinuità tra il reale e l'intelligibile sono importanti acquisizioni della filosofia cui von Speyr sembra pervenire con una semplicità disarmante attraverso la sua esperienza di fede e di preghiera. Nata dalla contemplazione, l'opera finisce dunque per avere anche un profondo contenuto antropologico. Scrive von Balthasar nella Introduzione dell'opera: «Così l'atto della preghiera contemplativa diventa addirittura un atto necessario di autorealizzazione dell'uomo... La preghiera contemplativa è nel suo profondo l'uomo che risponde alla parola di Dio con l'obbedienza dell'amore».