«Ho esplorato territori urbani ed extraurbani, dal centro verso la periferia e viceversa. Una lunga passeggiata, che dura ormai dagli anni Sessanta ad oggi. Con lo sguardo curioso, da antropologo dilettante, usando come unico criterio quello del chemin de dérive. È il metodo che garantisce una continua attenzione e continue scoperte, rilevamenti e decodificazione. Guardando le cose che mi circondano con lo sguardo di chi deve capire e dare una risposta a ciò che gli appare ancora poco conosciuto e catalogato. Uno sguardo orizzontale, dal basso, dall'alto, che con il recupero di diversi strumenti, tecniche e con percorsi personali e collettivi ho così rappresentato: i territori visti dall'alto i territori degli orti urbani e dei percorsi alternativi nella periferia urbana i miei percorsi i territori cancellati dalla pulizia etnica i territori occupati abusivamente a Milano e Filicudi i territori compromessi tra la città e la campagna l'esercizio di appropriarsi dei territori della propria città i territori risultati dall'azione complessiva dell'umano il territorio in cui ho raccolto e costruito il mio erbario.»