Che esistano azioni da non compiere mai, quasi nessuno lo nega. Il disaccordo comincia subito dopo: quali sono e come si riconoscono? Attorno all'intrinsece malum - gli atti cattivi in sé e per sé, a prescindere da intenzioni e circostanze - passa una delle fratture più aspre della morale cattolica postconciliare. Aristide Fumagalli rifiuta l'alternativa fra conservatori e progressisti. Ricostruisce la genesi della dottrina - decalogo, Patristica, Scolastica, manualistica moderna, Veritatis splendor, Amoris laetitia - e ne individua il punto di cedimento: aver isolato l'oggetto dell'atto dal fine e dalle circostanze, riducendo l'agire morale a fisicità senza soggetto. Vi innesta una teoria simbolica dell'azione, dove l'oggetto nasce dall'interazione fra intenzione e circostanze. La verifica avviene su cinque casi - contraccezione, masturbazione, atti omosessuali, aborto, eutanasia - con esiti diseguali: non la liquidazione della dottrina, ma la sua riformulazione, oltre a un criterio praticabile per il discernimento.