Dietro quel portone. L'infanzia negata nei collegi dell'Italia del dopoguerra

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Donzelli
Fantini Claudia
Saggine
Libro in brossura
03 Aprile 2026
192
Nuovo
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«Il portone del collegio che si chiude non significa solo una separazione fisica, ma simbolica. È il gesto che sancisce l'ingresso in un altro mondo, in un'altra logica, in un'altra vita. Ecco la realtà nascosta dietro il mito dell'educazione rigorosa: una pedagogia del dolore, una didattica dell'obbedienza, un'istituzione totale che non formava, ma piegava». «Allora non ne ero ancora consapevole, ma tutto quello che ero e che ero stato fino a quel momento sarebbe scomparso per sempre, chiuso fuori da quel portone. Niente sarebbe stato più come prima. Niente è stato più come prima». Così Emilio Ciavarelli ricorda il momento in cui, da bambino, entra nella colonia permanente «Federico Di Donato» di Narni. Dal 1965 al 1970, gli anni della scuola elementare, Emilio vive lontano dalla famiglia, nell'istituto gestito da suore come un «lager». L'unico conforto: le visite di una donna che lo riempie di affettuose attenzioni, ma che a un certo punto svanisce nel nulla, e che Emilio cercherà per tutta la vita: Maria Vittoria Scrocchia. Il rumore del portone che si chiude alle spalle è fissato in modo indelebile nei ricordi di centinaia di ex bambine e bambini che, tra gli anni cinquanta e settanta, vissero dentro istituti che promettevano assistenza ed educazione ma che spesso si traducevano in rigida disciplina, abusi e privazioni affettive. Luoghi in cui la coercizione era continua e minuta, lo spazio rigidamente diviso, il tempo frammentato, persino i movimenti codificati. La voce di Emilio, raccolta con grazia da Claudia Fantini e sapientemente intrecciata ad altre testimonianze in un racconto corale, descrive cosa significasse, nell'Italia del boom, crescere in un collegio dell'Opera nazionale maternità e infanzia, uno di quegli istituti fondati durante il fascismo per educare all'obbedienza e chiusi solo negli anni settanta, dopo che alcune inchieste giornalistiche - riportate in appendice al volume - avevano rivelato un sistema di malversazioni e clientelismi nell'assistenza all'infanzia che coinvolgeva gerarchie religiose e interessi politici. Alle testimonianze dalla viva voce degli ex bambini e bambine del collegio «Federico Di Donato» si affiancano le riflessioni dell'autrice che, inquadrando le vicende di Narni nel più ampio contesto storico e sociale, illuminano una pagina poco raccontata della storia sociale italiana e invitano a interrogarsi sul rapporto tra istituzioni, educazione e diritti dell'infanzia. Come scrive Giorgio Parisi nella sua Prefazione, «i piccoli reclusi di un tempo hanno trovato in Claudia Fantini una mediatrice partecipe, e in questo libro un luogo per parlare con tutti noi». Una storia individuale che si rivela, alla fine, storia di molti.
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