Per Andrea Pennacchi, antropologo da bar, l'osteria è molto più di un posto dove bere l'ultima: è il luogo in cui si impara a stare al mondo e ad ascoltare gli altri. Per questa ragione ha deciso di tornare nei locali della sua memoria, dove il tempo sembra essersi fermato e ogni bicchiere può diventare l'inizio di una nuova storia. Il suo Elogio dell'osteria è in realtà l'elogio delle relazioni che nascono intorno a un bancone e di quella socialità spontanea che permette alle persone di incontrarsi e fermarsi, per riconoscersi o - più spesso - per perdersi. Tra ricordi autobiografici, personaggi memorabili e racconti che dalla realtà sconfinano nell'invenzione, Pennacchi ci restituisce un mondo popolare capace di ridere delle proprie debolezze e di trasformare ogni bevuta in una piccola leggenda.