Il volume smaschera il mito della romanticizzazione del lavoro, rivelandolo come una trappola capitalista che impone il sacrificio in nome della passione. Di fronte a una società postindustriale in cui l'automazione e l'Intelligenza Artificiale stanno progressivamente cancellando il lavoro salariato, l'opera lancia un'esortazione radicale: riappropriarsi del proprio tempo e del proprio corpo per tornare a godere della vita. In questo scenario di conflitto tra capitale e lavoro, la vera chiave di volta diventa il Reddito di base universalmente e incondizionatamente erogato. Non una misura assistenziale, ma un diritto inalienabile di ogni individuo a partecipare alla ricchezza prodotta dalla cooperazione sociale, indispensabile per liberarsi dai ritmi di uno sfruttamento ingiusto. Postfazione di Andrea Fumagalli.