Il digitale non è più uno strumento che si possa semplicemente accendere e spegnere: è un ambiente nel quale prendono forma relazioni, apprendimenti e abitudini. Il volume lo legge attraverso la metafora del nutrimento, assunta come dispositivo pedagogico. La domanda si sposta dal solo tempo trascorso davanti agli schermi alla qualità dell'incontro tra contenuto, persona e contesto. Dalla prima infanzia all'invecchiamento, vengono esaminate attenzione, ricompensa, identità, accessibilità, disabilità e intelligenza artificiale, distinguendo evidenze consolidate e questioni ancora controverse. Ne emerge una pedagogia del benessere digitale orientata alla formazione del discernimento: non una prescrizione universale né una risposta clinica, ma una competenza educativa e di cittadinanza da costruire nella scuola, nella famiglia, nei servizi, nel lavoro e nelle comunità.