Le pagine qui racchiuse hanno origine circa quarant'anni fa, come tesi conclusiva di un corso di laurea. Scrive Matteo Palumbo nella Prefazione: Colmata la distanza dei tanti giorni trascorsi, queste pagine cercano ora lettori curiosi, intelligenze appassionate e coinvolte, che in quelle scritture remote ritrovino frammenti di una vita ormai conclusa e riscoprano le passioni che l'hanno guidata. Tra queste, l'attenzione, tanto riservata quanto forte, all'identità individuale e al vivere insieme: che, nella riflessione sul cd. paradosso mandevelliano - il famoso enunciato vizi privati-pubblici benefici -, ha trovato lucida e feconda espressione. L'opera mandevelliana, un groviglio di filoni in cui si è scorto rigorismo utilitarismo antirazionalismo e altro e di cui più di uno sentì l'influenza, è così, nella sua genesi, ricondotta, semplicemente, a un divertimento - uno scherzo sulla virtù e sul vizio come lo scherzo sulla follia di Erasmo -, ma pieno di verità su noi stessi e sulle stranezze del mondo, che giungono, inevitabilmente, sino ai nostri giorni.