Offuscate, cancellate dalle immagini delle violenze, sono rimaste per lo più poco note le voci dei manifestanti a Genova nel 2001, così come quelle dei Grandi della Terra come vennero definiti i leader convenuti. Ridotta ad arena e caos, dove tutte le regole sembravano essere saltate o fuori controllo da parte degli uni e degli altri, Genova 2001 è stata invece piazza e palazzo, e come tale esibizione e manifestazione politica, civica e sociale, e quindi linguaggio proprio della nostra contemporaneità. Ma anche teatro e palcoscenico. Infine, per la sproporzione dei poteri in gioco, espressione di devozione e supplica. Spazio sacro, pellegrinaggio e altare, santuario e clero, fedeli e rito. Oltre ed insieme al caos violento che quasi solo sembra sopravvivere come memoria di quei giorni, i fatti di Genova 2001 sono sintesi ed esplosione estrema di pratiche proprie dell'Occidente che dall'istanza del logos è degradato nella Babele che molti ricordano. Questo testo intende recuperare quelle voci, o almeno sollecitare il pubblico che non ha partecipato a quelle giornate, contemporanei e più giovani, a cercare cosa esse chiedessero, da una parte e dall'altra della barricata. Prefazione di Emanuela Ferreri.