L'obiettivo di questo volume è quello di interrogare un Dante ibrido, sia da una prospettiva medievale che dal punto di vista della sua eredità. La presenza di Dante all'interno del canone è sia centripeta che centrifuga, un luogo di dibattiti infinitamente contestati sulle fonti e sui generi. Ma cosa costituisse effettivamente il canone all'epoca di Dante è difficile da accertare, soprattutto nel contesto del movimento dal latino al volgare: qui emergono fonti diverse, con ibridazioni inevitabili e la necessità creativa di Dante di trasformare le forme di genere esistenti in qualcosa di completamente nuovo, che culmina nella Commedia. Dall'altro canto, in termini di eredità, la sua ombra è davvero problematica, con vari Dante distinti che emergono da epoche diverse: un Dante umanista, un Dante illuminato, un Dante romantico, un Dante modernista, un Dante postmoderno e così via. I vari ambiti da esplorare all'interno del tema del volume sono: Dante e la cultura classica, Dante e la cultura due-trecentesca, Dante e la letteratura popolare e la letteratura delle visioni, questioni di lingua: modelli e controcanoni, riscritture e ibridazioni (fumettistiche, parodiche, musicali, intermediali) dantesche.