Che cosa rende una l'azione di un poema? In che senso si può parlare di unità per testi che mettono in scena un complesso di azioni, un eroe e un destino collettivo? E perché questa idea ha avuto un ruolo così decisivo nel definire l'epica e distinguerla da altri generi, dalla tragedia al romanzo? Muovendo da tali domande, il volume esplora uno dei motivi più ricorrenti nella teoria dell'epica: la nozione di unità di azione, dalla formulazione aristotelica alle molteplici rielaborazioni moderne e contemporanee, fra poetiche classiche, polemiche letterarie in Italia e in Europa, riflessioni filosofiche e critiche. Ne emerge il profilo di un concetto tanto influente quanto instabile, capace di orientare interpretazioni e stabilire gerarchie, ma anche di irrigidirsi in norme difficilmente verificabili nei testi. In questo percorso, tornare alla teoria dell'azione in Hegel consente di riaprire la questione dell'unità e di schiudere nuove possibilità di interpretazione. La storia della teoria si configura così insieme come ricostruzione critica e pratica interrogativa, come un invito a rileggere l'epica pensato per chi studia e si occupa di discipline letterarie e teoriche.