Questo libro ci dice che in un certo senso siamo tutti malati, non meno di chi si abbandona al whisky, alla birra, ad una canna o ad altro. Siamo malati della vita malata che svolgiamo ogni giorno. Nel buio il poeta ha tuttavia le sue scintille, alcune davvero straordinarie. Ho riletto più volte Devo farci i conti con me stesso, Sotto il cielo malato delle dieciecinquantadue, La fine del giorno, Aprilecoviddiciannove, Libertà e Testamento. Il libro, tuttavia, non va letto come una biografia. Sarebbe l'errore più grave. Qui non si parla di una vita, non è la vita di un uomo, semplicemente, è metafora dell'umanità, è metafora di questi miliardi di esseri umani, che storditi di qualcosa corrono verso il vuoto. Solo se prendiamo coscienza di questo, potremmo leggere l'autentica poesia di queste pagine.