Ci ha toccato l'Apocalisse. E noi, noi Romagnoli, noi che continuiamo a vedere il sole anche nel buio più assoluto, l'abbiamo fissata negli occhi, le abbiamo sorriso con quell'espressione che è un misto di dolcezza, sfottò e determinazione e, girandole le spalle come si fa con chi non è meritevole di considerazione, le abbiamo detto: «Dai, zò, no fé e pataca. Vat a fé frézz, che mè aiò dal robi da fé». Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cominciato a ricostruire.