Occhi innocenti della guerra (Gli)

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14,00 €
Robin Edizioni
Piazza Lucia
Robin&sons
Libro in brossura
30 Aprile 2026
132
Nuovo
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Dai censimenti risulta che, durante l'ultima guerra, circa 23.000 bambini italiani sono morti o sono stati sequestrati e torturati, hanno patito la fame e sono stati nei campi di concentramento. Ma i bambini in Italia allora erano milioni: di questi non si è quasi mai parlato. Oggi hanno tutti più di ottant'anni, ma ricordano episodi di quella loro vita lontana con nostalgia e rammarico. La loro generazione lentamente sta scomparendo, ma non vorrei che ne scomparisse anche la memoria: ho voluto raccogliere le loro e le mie testimonianze perché qualcuno si ricordi di noi bambini e di come ci siamo adattati alla guerra, perché quella era la nostra vita e non ne conoscevamo altre. Le case diroccate, i bengala, gli spezzoni incendiari, gli aerei nemici che sorvolano la città, gli allarmi, le fughe in cantina erano la nostra quotidianità, così pure i rastrellamenti, le uccisioni, le torture e il pericolo di muoversi per le strade. Tutto questo non lo ricordiamo in modo tragico e non suscita sensazioni di orrore perché nella memoria il periodo fra il '40 e il '45 quasi sempre è uno dei più belli della nostra vita: i soldi nella damigiana, la cagnetta che prevede uggiolando l'arrivo degli aerei, il baccalà della Marietta: i bambini sono dei maghi, non hanno la concezione dell'orrore, del pericolo. Sentirsi liberi di giocare senza la sorveglianza dei genitori, di fare amicizie e di partecipare a cose strane, seppellire la frutta nel ghiaccio, per farla maturare, ferrare i cavalli la notte, raccogliere il vino dalle botti mitragliate: è tutta un'avventura. Veder passare i soldati tedeschi con la loro andatura rigida e la loro divisa che incuteva terrore, non scalfiva un'innata voglia di giocare, di approfittare di tutto quello che si poteva trovare, compresi i bossoli delle bombe o addirittura le bombe inesplose. Qualcuno si commuove a questi ricordi o ha dei rimpianti: chi non può più esporre la bandiera il giorno della liberazione, chi non può più preparare le polpette per i nipotini... ma questi racconti così spontanei vengono ovattati dalla vecchiaia e dalla memoria che ogni tanto gioca brutti scherzi. Queste testimonianze sono dedicate a tutti i giovani e non più, perché tutti hanno paura della guerra: la serenità, l'allegria, l'indifferenza che da esse traspare, ci mostra che la guerra, se la si guarda da un angolo diverso, non è poi così spaventosa e ci indicano che la resilienza e la speranza si ritrovano intatte.
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