In questa sua silloge d'esordio l'autrice intraprende un percorso che pare oscillare tra lo stupore di un'effervescenza materica e il nitore di un sentire più cogitante. Il risultato è spiazzante: se da un lato la poesia viene offerta in una dimensione più plastica, laddove le immagini si affastellano in un susseguirsi di sequenze irriverenti e dissacranti, dall'altro una vera e propria grammatica del corpo suggerisce al lettore che quest'opera altro non è che un racconto in versi in cui si dipana tutta un'esperienza sensoriale e filosofica in cui l'autrice sembra sottintendere che la vita è una scintilla su cui illuminare il proprio dolore ma anche e soprattutto la propria espiazione in quanto essere pensante (L'aritmetica del corpo / si computa con respiro corto / prima dello snodo del passo). (dall'introduzione di Antonio Bux)