Personaggi da «Alla ricerca del tempo perduto». Testo francese a fronte

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La Vita Felice
Proust Marcel, Venturi F. (cur.)
Il piacere di leggere
Libro in brossura
24 Aprile 2026
172
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C'è un paradosso al cuore della Recherche: Marcel Proust ha creato alcuni dei personaggi più indimenticabili della letteratura mondiale senza mai tracciarne un ritratto compiuto. Sappiamo tutto di loro - i pensieri più segreti, le manie, i tic, le debolezze, le grandezze nascoste - eppure i loro volti ci sfuggono. Come ha scritto lo stesso Proust, l'anima dei suoi personaggi è «allo scoperto come il congegno di un orologio sotto vetro», ma lo specchio dell'anima, il volto, rimane opaco, mobile, irriducibile a una forma fissa. Questo non è un limite dell'arte proustiana: è il suo principio più profondo. Per Proust la realtà - e dunque anche la persona umana - esiste solo come pluralità, discontinuità, molteplicità. Un personaggio non è mai uno solo: è la successione di tutti gli esseri che è stato, che è e che sarà, ciascuno irriducibile agli altri, tutti ugualmente veri. «Io non ero un solo uomo», confessa il narratore, «ma la sfilata ora per ora di un esercito compatto». Conoscere davvero una persona significa allora rinunciare a fissarla in un'immagine definitiva, e accettare invece di inseguirla nel suo perpetuo divenire. I sette personaggi raccolti in questa antologia sono sette stazioni di quel pellegrinaggio impossibile e necessario. Swann, il gentiluomo dilettante che sacrifica la propria vita e il proprio gusto sull'altare di un amore che lui stesso sa mediocre. Odette, la cocotte dal passato oscuro che diventa, per una delle più beffarde ironie della Recherche, la rispettabilissima Madame Swann. La zia Léonie, immobile nel suo letto di Combray, che ha ridotto il mondo intero alle dimensioni di una finestra affacciata sulla rue de l'Église. La duchessa di Guermantes, incarnazione del fascino aristocratico e dell'umorismo crudele, che delude sempre con la stessa eleganza con cui seduce. Il dottor Cottard, monumento vivente alla mediocrità trionfante, con i suoi calembour involontari e la sua certezza incrollabile di essere un uomo di spirito. Il barone di Charlus, forse il più grande personaggio maschile della narrativa moderna: un colossale orgoglio feudale che nasconde e al tempo stesso tradisce, a ogni parola, il segreto che lo divora. Albertine, infine, la giovinetta di Balbec che il narratore crederà di possedere - e non possiederà mai - nemmeno nel sonno. I brani qui presentati non esauriscono nessuno di questi personaggi, ma ne colgono il momento di maggiore intensità: l'apparizione, il lampo, l'istante in cui la prosa di Proust si concentra su di loro con quella precisione insieme analitica e lirica che è il suo marchio inconfondibile. Sono ritratti impossibili, per l'appunto. Ma è proprio nell'impossibilità di fissarli che risiede la loro verità più profonda - e il segreto della loro immortalità.
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