Torino, seconda metà degli anni Trenta. Pablo suona la chitarra nei balli di quartiere e non chiede altro alla vita, finché un amore inquieto e un gesto di generosità lo trascinano fuori dal suo mondo. Un arresto, il carcere, la fuga verso Roma. La città che lo accoglie gli restituisce, pezzo dopo pezzo, un'identità che non sapeva di avere. Da spettatore della propria giovinezza a compagno di una causa più grande di lui, Pablo attraversa gli ultimi anni del fascismo scoprendo che la politica, prima di essere una scelta, è un modo di guardare gli altri. Uno dei romanzi più diretti di Cesare Pavese: la storia di un'educazione che si compie proprio quando tutto sembra perduto.