«La musica ha sette lettere e l'alfabeto venticinque note.» - Joseph Joubert Novembre 1937. Nel chiuso opprimente di una dimora borghese sulle colline lucane, l'inquietudine del giovane pianista Andrea Ligerio si consuma tra le note di Schubert e un'ossessione divorante per la zia Paolina: una relazione proibita in cui attrazione, colpa e manipolazione confondono i confini tra vittima e carnefice. L'illusoria quiete della provincia si infrange con l'irruzione del cugino tedesco, Hans von Rosenberg: affascinante, cinico e irresistibilmente perverso. Travolto da eventi che sfuggono al suo controllo, Andrea fugge verso la Germania, varcando le soglie di Werdenstein. Isolato tra le vette dell'Algovia, il dominio del duca Philipp von Rosenberg non è una semplice fortezza aristocratica, ma un microcosmo decadente e luciferino, tagliato fuori dal mondo: un'enclave estrema dove trovano un ultimo, febbrile respiro l'arte, la trasgressione e tutto ciò che il Terzo Reich ha respinto ai margini della società. In questo rifugio sospeso sulla vertigine della catastrofe europea, l'unica legge ammessa è il culto spietato della Bellezza assoluta; l'arte si fa merce di scambio e l'eros diviene strumento di dominio. Per Andrea ha inizio un tragico percorso di formazione: un'iniziazione estetica e spirituale che lo porterà a smarrire sé stesso in una vertiginosa discesa agli inferi. Al centro di questo vortice, tra segreti inconfessabili e suggestioni esoteriche, si cela un antico scrigno d'ebano: custode e catalizzatore di un'oscura profezia secolare che incombe, silenziosa, sul destino dei protagonisti. Con una prosa che ricalca il ritmo ipnotico di una partitura musicale, Carmen Margherita di Giglio fonde la tensione del dramma psicologico con il respiro operistico del gotico decadente. Lo scrigno di Ossian non concede eroi senza macchia né amori salvifici: è un viaggio negli abissi della coscienza, dell'arte e del perturbante.