«In questa sua silloge d'esordio, dal titolo Il curriculum dell'introspettivo, l'autrice barese Marisa Carelli inscena una sorta di nomenclatura filosofica che fa da continuum temporale ed esistenziale alla propria esperienza. E se l'avvicendarsi di liriche più succinte ed ermetiche ad altre più didascaliche e composite suggella un generoso "Do ut des" tra le proprie differenti lingue, un fare metodico, scandito rigorosamente, propone al lettore un vero e proprio ritratto di vita che si inframezza tra elegia, nostalgia di un tempo non più nostro e gli albori di un nitore spesso asintomatico ma, proprio per questo, così gravido e presente. [...]» (Dall'introduzione di Antonio Bux).