È raro incontrare uno scrittore che unisca una sapiente cifra stilistica allo spessore intellettuale e alla sensibilità verso il malessere del suo tempo. E questo è il caso di Carmelo Aliberti che ha dato ora alle stampe Veronica, terza opera di una trilogia sul Novecento focalizzata proprio sulle negatività e sulle contraddizioni di un mondo in incessante trasformazione e ormai irriconoscibile. Sgomento di fronte alle derive che attanagliano e stravolgono la politica, la società, la cultura, l'Autore vive una crisi in apparenza senza uscite. Il dispositivo che consente ad Aliberti di reagire e di contrapporre al male il bene è quello della figura femminile di Veronica incontrata in occasione di una manifestazione religiosa. Personaggio più che fisico, in modo spirituale e forse subliminale che fa da contrappunto alle sue amare riflessioni e in qualche ne accompagna la pacificazione interiore. L'opera è impreziosita da citazioni e riferimenti a figure fondamentali del Novecento letterario italiano, da Montale a Vittorini fino al Principe Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo, con una speciale attenzione verso i narratori del Nordest come i triestini Claudio Magris e Silvio Benco...