Mentre guarda le chiavi dell'auto luccicare sul comodino, il protagonista di Lettera del giorno dopo sa - lo ha già sperimentato - che quel viaggio sarà una fuga velleitaria. Guida per ore, senza meta. L'inerzia, il tempo che consuma ogni cosa, il passato che ritorna, seppure mai abbastanza: fugge da ciò che gli accade. Una sosta obbligata, un pieno di benzina, un caffè, e la fuga fallisce. Ed è ancora una volta preda di se stesso, costretto a un'esplorazione sincera e spietata delle proprie ossessioni: desiderio, memoria, colpa, la Storia, la paura della fine.