Con finta ingenuità l'autore scrive la propria autobiografia; lo fa in modo scanzonato, come se si fosse messo d'accordo con il lettore per dire e poi smentire scabrosi particolari, coinvolgendolo così e averne sentimento di comprensione e tenerezza. Sembra di essere un smaliziato, piccolo Ulisse dei nostri giorni, che pensa di percorrere rotte pericolose dell'Atlantico, senza mai incontrare le colonne d'Ercole, raccontando proprie passioni, errori e scommesse degli insignificanti giorni. Una cosa alla fine resta: le orme di chi nella sua vita, normalissima, ha incontrato, amato e persino evitato. (dalla quarta di copertina)